Facciamo chiarezza sul nido ristretto


Facciamo chiarezza sul nido ristretto

piccolo manuale per evitare fraintendimenti

Delle svariate tecniche e modi di operare con le api che ho praticato nei miei anni come dipendente presso altre aziende apistiche, sopratutto nel nord Europa, quella che mi ha colpito di più e che tuttora utilizzo, almeno negli apiari dove punto sopratutto al miele, è la pratica del nido ristretto.

Il nido ristretto, al contrario di quanto pensano tutti, non è semplicemente stringere l’alveare in meno telaini. Il nido ristretto è proprio un modo diverso di fare gestire alle api gli spazi interni.

Il nido ristretto non è altro che gestire lo spazio del nido in base alle esigenze dell’alveare e al ritmo di deposizione della regina, in modo che non ci siano dispersioni inutili di energie, calore e risorse.

Nei miei video che trovate nel canale Youtube Anonimo Apicoltore, all’interno della playlist Nido Ristretto, sono stati veramente in pochi a capire il vero senso di questa pratica, ma chi ha seguito con occhio attento , ha ottenuto e ottiene tuttora, ottimi risultati.

Ma i fraintendimenti che si creano su questa pratica mi fanno capire che non a tutti è arrivato bene il messaggio.

Lavorare a nido ristretto non vuol dire lavorare con meno api, anzi, il numero delle celle totali occupate da covata è superiore rispetto al lavorare con il nido aperto e ci sono alcuni piccoli vantaggi che mi vengono in mente e che sono molto utili al benessere dell’alveare:

  • le api non hanno spazi superflui da dover presidiare, pulire e mantenere in ottimo stato
  • ogni centimetro di favo è prezioso e viene tenuto dalle api come un gioiellino
  • i ferormoni sono molto più concentrati e ho notato sono molto preformanti anche le regine al terzo anno .
  • La densità di api è notevole e nei ritorni di freddo patiscono poco e niente
  • Le visite degli alveari durano praticamente la metà e le api si stressano molto meno

tutte queste cose portano ad una riduzione dei consumi e minor lavoro nel nido, che si traduce in più miele.

Il nido ristretto è formato da 2 aree separate da un diaframma parziale, che è pressapoco come un telaino, ovvero le api possono passare dai bordi della metà inferiore del diaframma, quindi, la parte superiore del diaframma è a chiusura totale e dalla metà in giù, i 3 bordi permettono il passaggio delle api.

Nell’area principale, quella del nido, ci sono solo i favi di covata, quelli di scorte, vengono spinti al di là del diaframma nel bel mezzo della ripresa primaverile e si da spazio alla covata, un favo alla volta, solo quando tutti i favi sono deposti almeno all’80% della loro superficie.

Si utilizzano quasi esclusivamente favi costruiti, che vengono fatti costruire in estate/autunno per poi tornare in magazzino quando le stringiamo per l’inverno.

La questione dei favi sembra una di quelle cose facili da dire e difficili da fare, ma vi garantisco che possiamo trovare soluzioni infinite a questa esigenza, basta utilizzare un pochino la testa e lavorare in anticipo.

Una soluzione sarebbe anche quella di formare nuclei di fine stagione con le api di 3 melari, apiscampo e sotto una cassa nuova con 8 cerei uno costruito e uno di scorte ed una regina feconda in apposita gabbietta, fondo aperto e porticina chiusa fino a quando si possono raccogliere i melari e spostare poi altrove questi alveari.

Una volta che si raggiunge il numero ideale di favi di covata sufficienti , il nido sarà composto inizialmente da covata, diaframma e uno o due di scorte, poi verrà inserito un telaino vuoto per l’allevamento di covata da fuco, per eventuale asportazione e raccolta di cera, come spiegato in questo articolo e il conseguente abbattimento della varroa già dalla primavera.

In questo modo le api riescono anche a sfogare la voglia di costruire, mantenendo il resto del nido ordinato.

Non appena posiamo i melari in prossimità della fioritura, il primo melario, fungerà sempre da riserva di miele per le api e quei 2 telaini di miele laterali, verranno toccati dalle api durante il maltempo e quando toglieremo tutti i melari, anche se consiglio di lasciare il primo melario più tempo possibile e raccogliere gli altri.

Ovviamente i melari vengono aggiunti sempre sopra e non sotto e solo in buonissime stagioni possiamo utilizzare quelle due sponde di miele per altri usi o riporle in magazzino per l’inverno.

Quanti favi di covata utilizzare?

La dimensione del nido è in rapporto allo spazio che serve alla regina per deporre un intero ciclo di operaia.

Quando racconto ad apicoltori classici, che lavoro normalmente con massimo 6 favi di covata, storcono tutti il naso e mi ripetono tutti :- Naa, per fare miele ci vogliono tante api, 6 sono troppo pochi-

La verità è che lavorando a nido ristretto, la superficie utilizzata per la covata aumenta e se ci facciamo un paio di calcoli, considerando che una regina molto performante fa circa 2000 uova in 24 ore (più realistico 1600 di media) e che un ciclo di operaia dura 21 giorni, in rapporto al numero di cellette per favo, il sesto favo basta e avanza.

In questo modo, le api non intaseranno mai il nido di nettare e la regina avrà sempre dove deporre, senza fare troppi spostamenti.

Perché si fa più miele con il nido ristretto?

Con il nido ristretto si fa più miele per il semplice fatto che non c’è sufficiente spazio per immagazzinarlo nel nido e in più, non appena si raggiunge una massa d’api critica , l’alveare si verticalizza e troveremo nel nido, giusto le api che servono a mantenere la covata e tutte le altre andranno ad occupare i melari.

Così non si lavora senza scorte?

Ricordate sempre di gestire al meglio i telaini di scorte e le sponde in eccesso, portandole in magazzino per il futuro e cercate di tenere il primo melario al più lungo possibile, sopratutto nelle stagioni dal clima instabile e ricordate che non vi sto puntando una pistola e che siete adulti e con capacità di giudizio. Anche se può sembrare un modo di lavorare che va solo a favore dell’apicoltore, le api hanno vita più facile se appartengono ad un alveare compatto, potete sempre scegliere di lavorare in questo modo solamente durante i mesi di produzione e raccolta di miele e riallargarle verso l’edera, così avrete sia scorte che favi costruiti da utilizzare la primavera prossima.

La visita dell’alveare a nido ristretto in piena stagione

Come ho già scritto e mostrato nei miei video, la visita è veramente una questione di minuti e procedo in questo modo :

  • tolgo velocemente i melari
  • alzo il favo a celle maschili e dalla forma capisco se durante la settimana hanno avuto problemi o se è andata alla grande, costruzione totale OTTIMO, un bel favo tondo che occupa il 70% BUONO , 2 o 3 piccole tendine di cera allungate QUALCOSA NON VA.
  • Alzo i restanti 5-6 (nel periodo massimo) per il controllo delle celle reali
  • se il favo trappola è opercolato lo ritaglio e lo porto via
  • aggiungo un melario sopra se c’è bisogno
  • chiudo e vado avanti.

Regola per l’avanzamento dei favi

Non ci sono tante cose da seguire con questa tecnica ed è talmente semplice e basilare che si può riassumere con questa regola:

in autunno ed inverso segui la massa d’api e in estate segui la covata, ne un favo in più e non uno in meno.

Conclusioni

con questa pratica lo scopo che ricerchiamo è :

  1. assecondare lo sviluppo dell’alveare in base al periodo e alle esigenze della regina
  2. ridurre i consumi e gli sprechi di energia
  3. aiutare le api a mantenere sempre il calore ideale allo sviluppo della covata
  4. avere ogni singola celletta del nido e dei melari presidiato e mantenuto al Top da un alto numero di api.
  5. Produrre più miele e cera delle nostre api
  6. cercare di lavorare sempre con favi costruiti durante il periodo produttivo e far costruire e raccogliere favi costruiti e di scorta nei periodi di inizio e fine stagione, per poterli gestire in base alle necessità

Detto questo, ricordo a tutti che non punto la pistola a nessuno e che non siete obbligati a seguire alla lettera ciò che dico. Parlo per esperienza diretta e non per sentito dire.

Se vi è piaciuto l’articolo, condividetelo su tutti i social e partecipate al forum.

Un saluto e grazie per l’attenzione.

AnonimoApicoltore

9 thoughts on “Facciamo chiarezza sul nido ristretto

  1. Articolo interessantissimo e di qualità! Complimenti! Ora è davvero tutto molto più chiaro. Sembra un metodo davvero semplice. Ma esistono degli svantaggi rispetto a una gestione tradizionale?

  2. Ottimi consigli come sempre se riesco lo pratico con una cassa la prossima settimana .una domanda quello di scorta se ce un Po di covata sopra va bene lo stesso dopo il diaframma grazie

  3. Bell articolo , ora ho le idee più chiare . Una domanda se dovessi fare costruire 2 favi di scorte quando aggiungo il secondo melario potrebbe essere fattibile ? Mi spiego meglio , in una famiglia non ho favi di scorta nel nido per varie ragioni , quando aggiungo il secondo melario sposto 4 telai da melario 2 dal primo e due dal secondo e al loro posto metto due telaini da nido quando saranno costruiti e opercolati li recupero e li trasferisco nel nido dopo il diaframma o li ritiro per l invernamento della famiglia . Può essere fattibile ? Grazie e buona domenica

  4. Ciao Anonimo, ma con il nido ristretto il polline dove te lo immagazzinano?? Io mi ritrovo telai con tantissimo polline in mezzo alla covata quindi devo per forza allargare a 7-8 telai di nido.

  5. Ciao, ti seguo da mesi su youtube ed ora anche in questa tua nuova avventura e non posso altro che ringraziarti per come metti a disposizione la tua esperienza condividendola con tutti noi.
    Ho, se posso permettermi, un suggerimento.
    Per esempio sono molto interessato all’argomento specifico del nido ristretto e, se posso essere sincero, non ho capito quasi niente e forse ora ho più dubbi di prima. Potresti essere un po’ più preciso e didattico nell’esporre? Forse sono solo io che ho avuto difficoltà o forse siamo in molti più però, partendo dal presupposto che molti di noi siamo alle prime armi credo che sarebbe più produttivo rendere più didattica la cosa anche perchè da come ho capito il nido ristretto è una tecnica apistica di tutto rispetto.
    Con il massimo rispetto ti auguro una buona serata.
    Ciao
    Valentino

  6. Ottima tecnica… inizio a capire e utilizzare con criterio il processo dello sviluppo di tutto l’alveare e mi piace… complimenti per la chiarezza.
    Saluti dalla Sardegna.
    Franco Canu

  7. Ho cercato di seguire alla lettera i tuoi consigli per gestire il nido ristretto,e nonostante la stagione da schifo con
    Continui cambiamenti del tempo,le api continuano a portare polline e nettare dentro l’alveare.Giusto ieri ho aggiunto un terzo melario a una famiglia.In poche parole come dici tu se ben applicato,il metodo funziona alla grande.

  8. Ci sto provando ma la stagione del diavolo che ci ha appena lasciato (speriamo) non mi ha consentito di apprezzare la bontà del metodo. Ma proseguo perchè credo anch’io nella sua validità. Sono un hobbysta.
    A fine luglio vorrei creare dei nuovi nuclei con le famiglie migliori, dividendole e facendo fare naturlmente le nuove regine al nucleo orfano. Devo avere particolari attenzioni come la nutrizione proteica?

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