Le api lo fanno meglio di noi

lasciamo fare qualcosa pure alle api


Mai quanto in questi ultimi anni, l’apicoltura ha bisogno di esser ridotta ai minimi termini. Spesso cito al ritorno dell’ABC delle tecniche apistiche, le api ci stanno implorando semplicità e fiducia.

L’apicoltura dei tempi nostri diffida da ogni istinto naturale dell’ape, tranne il ritrovarsi con i melari pieni.

Ogni risultato, frutto delle decisioni dell’alveare, viene considerato un errore o un qualcosa da temere perché non ne abbiamo il totale controllo.

Giove e l’ape

L’apicoltore si comporta spesso in modo asettico e distaccato nei confronti dell’ape, ora non voglio fare il moralista della situazione ma possiamo tutti fare di meglio.

Vivere di sola apicoltura e magari farci anche una fortuna, non è facile, né impossibile ma neppure OBBLIGATORIO

Quel che ha rovinato il settore è stato l’arrivismo e la necessità di mostrare immediatamente al mondo, cosa siamo riusciti a creare con le nostre mani, questa è un po’ la piaga dei nostri tempi.

E per questi motivi, ogni anno tiriamo la corda sempre di più, pensando che il succedersi delle stagioni sia un percorso lineare.

Il successo in questo campo, raramente è solo merito dell’apicoltore ,credo che sia più giusto affermare che il successo è il frutto di una sequenza di buone stagioni e prudenza.

In questi periodi è facile costruire castelli, ma senza le fondamenta della sostenibilità in tutti gli aspetti, bastano poche settimane pessime o un’intera stagione “singolare” come questa del 2019 per ritrovarci fulcro di un sistema che non riusciamo portare avanti.

Essere l’ingranaggio centrale dei nostri apiari, è un lusso che solo pochi possono sostenere.

C’è bisogno di un graduale e dolce ripristino del potere, far fare alle api quello che riescono a fare meglio da milioni di anni, limitare senza sopprimere i loro istinti e valorizzare le loro capacità, senza superassistirle 24 ore su 24.

Apicoltori che praticavano una produzione spinta, hanno dovuto fare i conti con fioriture che non davano nettare, spostamenti a vuoto , una nutrizione artificiale prolungata da ottobre a maggio, regine acquistate di pessima qualità, costi di manodopera ecc ecc.

Il tutto contornato da malumore e crisi personali, ricordiamo il 2019 come una stagione in cui molti apicoltori hanno frignato su tutti i social , giornali e servizi tv.

Io e altri apicoltori, ricorderemo questa stagione, come una stagione in cui abbiamo alzato le mani, lasciato i melari con il miele raccolto al più lungo possibile.

Lasciando le api in pace, con molta pazienza e self control, , sono riuscito a mantenere le gli alveari sani, ben nutriti e lontani dalla soglia di allarme.

Il mio approccio è diventato molto semplice, praticamente ho accettato il fatto che, tolti i trattamenti alle api sono superfluo.

È stato difficile da accettare ma questa è la verità.

Già da tempo, mi limitavo ad interferire solo esclusivamente nelle settimane produttive, per poi continuare la stagione come osservatore neutrale ma pronto ad intervenire.

Sebbene mi destreggio molto bene anche con le pratiche più spinte, so riconoscere quando devo alzare le mani e lasciar fare alle api.

Nelle stagioni molto produttive tendo a sfruttare il momento e cerco di mettere ogni alveare in condizione di riempire più melari possibili, limitando al massimo la sciamatura e praticando magari la gestione a nido ristretto. Al contempo , passate quelle 8-10 settimane veramente fruttuose, torno ad essere quel che veramente sono, ovvero il custode delle mie api. In poche parole, levo i ponteggi e riconsegno le chiavi dell’alveare ai legittimi proprietari.

L’ideale per le api è l’apicoltore primo :

  • primo a metterle in produzione con i melari
  • primo a togliere i melari e lasciare parte della stagione alle api

L’obiettivo principale che mi sono sempre posto e che vale come unico comandamento vero e proprio è quello di far prosperare gli alveari.

Per quel che riguarda il mio territorio e le mie esperienze personali, il periodo di “pace” che le api prediligono è la seconda primavera. La seconda primavera è il periodo di ripresa dalle siccità estive che comincia poco prima della fioritura dell’edera e che dalle mie parti si protrae fino ottobre.

Le api in questo periodo vanno proprio lasciate senza melario, con abbondante spazio per le scorte e ovviamente, trattate bene contro la varroa.

Le fioriture di quel periodo sono tra le più nutrienti per l’ape e se lasciate fare abbondanti scorte, non avranno bisogno di essere nutrite artificialmente in inverno.

Ogni tentativo di voler a tutti i costi superassistere le api, ci si ritorcerà contro nelle annate peggiori.

Quello che bisogna fare bene è monitorare lo stato generare con tutti i sensi che abbiamo.

Il pensiero di molti colleghi, che le api, senza interventi importanti e continui, non sopravvivono sopravvivere, è una malsana credenza, che sta portando le api all’oblio.

Ripeto, non sto parlando di sospendere i trattamenti e di fingere di non avere alveari. Prendetela come il fare il guardalinee della serie A:

  • occhi saldi sull’azione
  • atteggiamento neutrale
  • reazione immediata in caso di anomalie
  • la gente guarda la partita per i giocatori e non per i guardalinee

Non solo l’apicoltura, ma tutta l’agricoltura e la gestione dell’ambiente, devono cambiare posizione in merito al lavoro svolto dall’uomo e praticare soluzioni APICENTRICHE, ovvero l’ape al centro di tutte le funzioni.

La filosofia è semplice, se fa bene all’ape, fa bene al resto del mondo.

Per questo motivo che utilizziamo già da decenni le api per monitorare la salubrità delle aree urbane, la perfezione dei sistemi informatici e riusciamo ad avere un modello comportamenti perfetti da mimare.

L’ape è stata d’ispirazione per tutte le cose buone che ha fatto l’uomo. Dal cominciare a difendersi con “pungiglioni in pietra” ,al creare sistemi informatici per l’elaborazione dati che mimano il super organismo alveare, fino a progetti di architettura avanguardisti.

Ovviamente son cose che ai tempi d’oggi notano solo gli apicoltori, prima quando un tempo avevamo tutti il bugno villico ai confini dei nostri terreni, avevamo comportamenti apicentrici senza accorgercene.

L’ apicentrismo è uno stile di vita a favore incentrato sul bene, sulla produttività a ritmi più dolci, sulla cura dell’ambiente, della società, al benessere fisico e mentale sia del singolo individuo che della società moderna. É il ristabilire ruoli e priorità in modo che le cose belle e buone fioriscano spontaneamente, senza troppe forzature e senza finzione.

Rispettando le api e applicando in qualsiasi aspetto della nostra vita o delle nostre aziende, ciò che riusciamo ad apprendere da loro, avremo una vita sana, a misura d’uomo e piena di frutti da cogliere.

Quel che fa bene l’ape fa sempre bene all’uomo e al pianeta, ce lo dicono sin dall’antichità!

AnonimoApicoltore

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